Il popolo in festa al Santuario

 

Voce del pellegrino:

Parlando della festa di Mellito ieri hai usato l´espressione "una celebrazione agreste-religiosa di sapore biblico". Cosa intendevi, Pastore che ci fai da guida?

Pastore-guida:

Avevo in mente due riferimenti presenti nelle Sacre Scrittura. Il primo è il significato delle feste celebrate in Israele, e in particolare la festa degli azzimi, cioè la festa che avveniva dopo i primi raccolti e la mietitura del grano. L´altro è la visita che Maria fece ad Elisabetta sua cugina.

Voce del pellegrino:

Il pane azzimo era il pane senza lievito che gli Israeliti mangiavano a Pasqua per ricordare il cammino nel deserto verso la Terra Promessa; come è pane azzimo le ostie della nostra Comunione. È interessante. Continua.

Pastore-guida:

La festa per Israele era la convocazione del popolo, che interrompeva il lavoro quotidiano, per radunarsi presso un luogo santo. Il fedele usciva dalla sua individualità e viveva la sua dimensione comunitaria. La festa era una presa di coscienza d´appartenere al popolo, e per mezzo del popolo, a Dio. Così a me pare che sia la festa di Mellitto. I profeti se la prendevano con le feste quando gli individui che vi partecipavano non facevano comunione con gli altri, cioè non rispondevano all´impegno di costituire il popolo di Dio.

Voce del pellegrino:

E il riferimento evangelico della visita a Elisabetta?

Pastore-guida:

Quando la Madonna viene a Grumo a me sembra di vedere Maria che si reca a trovare Elisabetta. Maria affronta il viaggio quando ha già concepito il Signore e arrivando da Elisabetta, incinta di sei mesi, il bambino di lei (Giovanni Battista) sobbalza di gioia nel grembo della madre. “Benedetta tu tra le donne, esclama Elisabetta,
e benedetto il frutto del tuo seno!”
.
La Madonna di Mellito con la sua permanenza in paese, non dimentichiamolo, ci porta suo Figlio, nostro Salvatore.

Voce del pellegrino:

Certo, i misteriosi suggerimenti delle Sacre Scritture inondano di luce la nostra festa mariana.

Pastore guida:

Che rimane pur sempre una festa, anzi una festa al femminile. Perché tocca alle donne, seconda la tradizione, trasportare la sacra immagine. Un autore anonimo, nel 1931, così si esprime con linguaggio aulico: “La folla, alla porta della città (Grumo) con passionale sovreccitazione, accoglie la simbolica protettrice dei campi, la quale, trasportata sugli omeri lievi dalle donzelle, che danno prova di grande ardimento, entra con il sorriso sulle labbra nella chiesa di Dio, alla novenaria adorazione di tutto un popolo devoto e riconoscente”.
(Terra natia, Grumo Appula, A Mellito, fascicolo 1, Casa Editrice Romano, Bari, 1931).

Voce del pellegrino:

In che periodo avveniva tutto questo?

Pastore-guida:

Avveniva tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio. Terminata la novena, la Madonna veniva riaccompagnata da tutto il popolo fino al Lagopetto (il naturale e antico invaso d´acqua che serviva per abbeverare il bestiame). La sacra immagine poi proseguiva in processione con i fedeli più devoti (un tempo, alla processione partecipava anche il clero), seguita da “venti e più carri adorni di bandiere e di nastri, e tirati da bovi e da muli dalle bardature lucenti", che trasportavano "in sacchi adorni di fiori le panelle che la Patrona di Mellito al suo arrivo ritualmente distribuirà quale simbolo della sua munificenza”.

Voce del pellegrino:

Poi, su a Mellito, accadeva quello che accade oggi?

Pastore-guida:

Più o meno. Certo, allora non c´erano automobili o pulman per recarsi sul posto. La gente andava a piedi, con traini, conchette, sciarrette, tirati da muli o da cavalli. Con le stanghe levate in alto e, coprendole con panni, costruivano capanne. Lo spazio era già predisposto, gli alberi ripuliti. Secondo il nostro Autore anonimo, sul posto erano già sistemati i pizzicagnoli con formaggi e salami, i beccai con le carni, il pescivendolo che preparava fritture, il vinaio, l´erbivendolo con le lattughe, i rafani e le cicorie, e gli immancabili nocellari. Verso mezzogiorno, venivano distribuite le panelle e, tra botti e mortaretti, cominciava in allegria il pasto che si protraeva fino a sera. Era proprio una bella festa, che si svolgeva sotto gli occhi e il manto protettivo della Vergine di Mellito.

Voce del pellegrino:

Forse allora la gente si voleva più bene. Sapeva stare insieme.

Pastore-guida:

Forse…tutto è possibile con l´aiuto della Madre di Dio, cui rivolgiamo.

 

La preghiera della festa

Madonna delle Grazie, aiutaci a scoprire la gioia della festa. Il popolo grumese, convocato da Te a Mellitto, prenda coscienza di essere Popolo di Dio, popolo salvato dalla gloriosa morte e Resurrezione di Gesù Cristo. Mellito è una piccola "terra promessa" dove tu ci mostri l´abbondanza delle tue grazie, dove giova riposarsi, respirare l´aria salubre della campagna e dove con cuore pieno di speranze possiamo pregarTi. Fà che godiamo dei giochi e dei sorrisi dei bambini, del canto e della danza dei giovani, del sereno conversare della famiglie che si incontrano. Allontana da noi le divisioni e gli antichi rancori. Spesso le nostre feste sono stordimento, rumore assordante,il festival della noia, dove mancano sincera amicizia e ideali comuni. Spesso, in altre parole, dimentichiamo di invitare Te e il tuo figlio Gesù, come alle nozze di Cana, dove il vino
miracoloso portò stupore e presagi di futura salvezza, e la festa si rinnovò, immagine del nostro futuro di gloria con Dio e con i Santi.


(Per gentile concessione di Don Tommaso Mastrandrea)