Mellitto – Tra leggenda e realtà

Mellitto – eredità bizantina

È una leggenda antica. I fatti, che racconta, in quale tempo si sono verificati?

L´immagine era stata certamente nascosta nell´ottavo secolo, quando la devozione dei fedeli aveva indotto a proteggere molte icone sacre, a causa di un decreto emanato nel 726 da Leone III Isaurico (imperatore di Bisanzio dal 675 al 741 d.C.), detto l´Iconoclasta, allo scopo di rendere più omogeneo e ordinato lo Stato e diminuire lo strapotere politico-religioso degli ordini monastici. Tale decreto ne ordinava addirittura la distruzione. Il provvedimento venne esteso anche alle provincie bizantine d´Italia (la Puglia fu bizantina dall´anno 554 fino all´anno 1071).

Il ritrovamento avvenne forse trecento anni dopo, perché la Chiesetta di Mellitto, sembra sia l´ultimo avanzo di un villaggio che lì sorgeva nell´11° secolo e che poi fu distrutto.

Probabilmente la festa a carattere propiziatorio ha origini molto più antiche e, sottoposta a processo di cristianizzazione, è stata poi collegata con l´immagine della Vergine.
Le immagini sacre, soprattutto della Madonna, furono dunque nascoste da elementi religiosi in attesa di tempi migliori, per essere poi riprese dal nascondiglio e rimesse al loro posto, nei luoghi sacri, per il ripristinato culto dei fedeli.

Senonchè le dette immagini, ritrovate nel corso dei secoli per puro caso e quando s´era perduta ogni memoria circa il loro nascondiglio ed il motivo del loro nascondimento, nel popolo (non istruito abbastanza) diedero origine ad una serie di leggende fantasiose, però tutte miranti a dimostrare che il luogo del ritrovamento era una chiara manifestazione di volontà divina perché gli uomini capissero quale sito fosse da consacrare al culto delle immagini ritrovate; infatti il sito del ritrovamento da allora diventava luogo sacro e ben presto si sarebbe adomato della presenza d´un Santuario o d´una Cappella, o d´una Chiesa.
 
Testo tratto da "La sagra della Madonna di Mellito" – Giovanni Colasuonno (1987) e "Storia e Tradizioni di Grumo Appula" di Gaetano Tomanelli
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