Mellitto – L’affresco ritrovato

 

L’affresco che oggi notiamo nel Santuario di Mellitto, non era così alcuni anni fa. Vi era, infatti, l’immagine che nel ricordo delle ultime generazioni, si identificava perfettamente con la leggenda del pastore che trovò la sacra immagine nel fondo di un pozzo. Ma la realtà è un’altra e quella pia leggenda non ha alcun fondamento storico. Fu inventata per spiegare gli interventi avvenuti sull’affresco originale.

 

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Cos’era dunque accaduto?

Forse l´intonaco che sosteneva l´affresco che ricopre tutta la parete, col passare dei secoli, aveva subito l´incuria del tempo. I responsabili del santuario, incapaci di un intervento di restauro, decisero di ricoprire la parte centrale dell´immagine sacra con un´altra madonna, una immagine dipinta a tempera, realizzata con minore maestria, poco corrispondente all´originale, della dimensione di 1,4 metro quadrato. II nuovo dipinto fu realizzato a tempera e "incorniciato da delle decorazioni anch´esse di pessima fattura che rappresentavano quattro colonne e una trabeazione. Il resto della parete è stato interamente ricoperto da uno strato piuttosto spesso di pittura murale, presente anche sulle restanti pareti della Chiesa"(Gabriella Bozzi, Progetto di restauro, 23.04.1998). L´immagine autentica della Madonna e l´antico affresco scomparvero dalla memoria!

 

La scoperta dell´affresco, intuita e "rischiosamente" perseguita, è da attribuire all´attenta osservazione di Don Franco Vitucci, Parroco di Monteverde, che nel procedere nelle varie e delicate operazioni di smantellamento e ricostruzione si fece guidare dagli esperti delle Belle Arti di Bari.
Il restauro si deve a Gabriella Bozzi di Polignano a Mare, che ha lavorato due anni sotto la stretta sorveglianza e direzione delle Belle Arti di Bari (1998-1999). La dimensione originale della parete affrescata ritornata alla luce, con la straordinaria Madonna centrale, è di 20 metri quadri circa. A sinistra, verso il basso, un´iscrizione autentica attribuisce all´Arciprete di Grumo, Gennaro Ghionna, l´abbellimento della chiesa, datato nell´anno del Signore 1697, avvenuto cioè oltre quattro secoli fa. Egli arricchì tuttavia una realtà pre-esistente, una chiesa sorta intorno a una edicola originaria.

L´affresco di Mellitto rappresenta non solo una scoperta storico-artistica di grande valore, ma anche una seconda "apparizione" della Madonna di Mellitto, in quanto, i nostri Padri, con l´operazione di ri-pittura della Madonna su quella originale, hanno involontariamente salvato il vero affresco, che forse si sarebbe rovinato nel tempo, e che grazie alle tecniche moderne invece è ritornato com´era alle origini. Così la Madonna di Mellitto ci è nuovamente "apparsa" com´era.
 

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Distinguiamo raffresco in due parti. La parte centrale, cioè il quadro della Madonna, si può far risalire a un periodo precedente, forse al Cinquecento, per la purezza e la essenzialità dei colori e delle linee. Le decorazioni che adornano tutto il resto della parete, meno pregevoli, sono successive: cioè le quattro colonne, i due putti dalla cui bocca discendono volute di acqua o di incenso, e le decorazioni superiori con una semplice croce in alto. Nella parte inferiore dell´affresco, circa 1 metro di altezza per 2 di lunghezza, manca ogni disegno. Ciò fa supporre che per la lunghezza di 2 metri sporgesse una lastra di pietra, su cui i devoti appoggiavano lumini, fiori, oggetti sacri, ex voto. Quindi la Madonna di Mellitto inizialmente era una edicola di campagna, e sotto non c´era bisogno di affrescare nessuna immagine. Dell´artista che ha dipinto l´immagine, non conosciamo nulla, nemmeno il nome. Un cosa tuttavia sappiamo di certo: prima che artista era un uomo di fede. La fede traspare nell´immagine sublimata della Madre di Dio, incoronata come una Regina, nei colori dorati e luminosi del fondo. La Madonna, con il capo velato di bianco, indossa un vestito color oro-terra, sul quale discende un manto azzurro. La figura con tutto il busto è assisa sulle nuvole, e quindi mostra la Madre gloriosa in cielo.

Sul braccio destro regge il Bambino, che ha la mano benedicente, la destra, e le tre dita distese verso l´alto a signifcare la Santa Trinità, mentre con la mano sinistra il Figlio regge una colomba all´altezza del grembo della Madre. La colomba è simbolo dello Spirito Santo per la cui opera Gesù è stato generato, vero Dio e vero Uomo. Tutti i gesti rappresentati sono ricchi di significato teologico. La Madre con la mano sinistra indica ai fedeli il Bambino che, notate, non è incoronato, pur essendo nella gloria come sua Madre. La "gloria" di Cristo è, teologicamente parlando, anche la sua umanità, la sua esperienza storica, la Croce, fino alla Risurrezione e Assunzione in cielo alla destra del Padre. Questa visione della "gloria di Ges" è ben espressa nel Vangelo di Giovanni, nell´episodio delle Nozze di Cana, dove sono presenti sua madre Maria e i discepoli: "Gesù diede inizio ai suoi miracoli (segni) in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui" (Giovanni 2,11).
Quando con mezzi meccanici, bisturi e microscalpelli, è stato rimosso l´intonaco dipinto sovrapposto alla raffigurazione originale, è "riapparso" tutto ciò: la bellezza di Maria e la fede dell´artista, un dono ai Grumesi nel terzo millennio, per rinnovare la propria fede a Cristo attraverso Maria.

Una preziosa opera d´arte da amare, un disegno divino per la nostra salvezza.