Il gioiello di Mellitto

 

Voce del pellegrino:

Siamo arrivati nel santuario di Mellitto, in attesa che il simulacro della Madonna rientri da Grumo, bella come una Regina, incoronata con il Figlio, vestita di broccato bianco e ricami dorati, con il manto azzurro cosparso di stelle e seguita da carri infiorati. Tutto è pronto per la festa d´estate. Ma, ora, ciò che più ci incuriosisce, Pastore che ci hai guidato fin qui, è di scoprire "il gioiello di Mellito" di cui ci hai parlato strada facendo.

Pastore – guida:

È l´affresco che vedete nella parete davanti a voi, dietro l´altare. Cinque anni fa non era così.

Voce del pellegrino:

Infatti. Ma, in verità, a noi piaceva di più l´immagine di prima, incorniciata da decorazioni pittoriche, da cui emergeva la "Madre con il Bambino" cui eravamo abituati. La Madonna ora ci sembra meno espressiva, e il Bambino non ha nemmeno più i suoi ricciolini.

Pastore – guida:

Quell´immagine cui ti riferisci, nel ricordo popolare delle ultime generazioni, si identificava perfettamente con la leggenda del pastore che trovò la sacra immagine nel pozzo, poi venerata per secoli nella chiesa, costruita per volere della stessa Madonna delle Grazie. Ma la realtà è un´altra, e quella pia leggenda non ha alcun fondamento storico. Fu inventata per spiegare gli interventi avvenuti sull’affresco originale. Lasciami usare un´espressione latina: “post hoc, propter hoc” che vuol dire: “dopo ciò che era stato fatto, si disse che quella era l´immagine miracolosa delle origini”. Mentre la vera immagine, che forse col tempo sbiadiva e sentiva l´incuria del tempo, scomparve dalla memoria, poiché fu totalmente ricoperta da intonaco e calce. Nella parte centrale fu ridipinta, con minore maestria, la Vergine con Bambino, un´immagine dipinta a tempera, dimensione 1,4 metro quadrato, incorniciata dal disegno di quattro colonne e una trabeazione di pessima fattura.
(Gabriella Bozzi, Progetto di restauro, 23.04.1998).

Voce del pellegrino:

Un affresco antico, totalmente ricoperto! Sembra incredibile. Che dimensione ha il dipinto che oggi ci è stato restituito?

Pastore – guida:

Il restauro si deve a Gabriella Bozzi di Polignano a Mare, che ha lavorato due sotto la Direzione Lavori delle Belle Arti di Bari (1998-1999) e la dimensione originale della parete affrescata è di 20 metri, che si può far risalire all´inizio del Settecento, a circa 400 anni fa. Oserei dire tuttavia, che non si tratta solo di una scoperta storico-artistica di grande valore, un vero gioiello di affresco a tempera dell´epoca, ma di una seconda "apparizione" della Madonna di Mellito.

Voce del pellegrino:

Cosa intendi dire, Pastore?

Pastore – guida:

Intendo dire principalmente due cose. La prima è che i nostri Padri, con l´operazione di ri-pittura della Madonna su quella originale, hanno involontariamente salvato il vero affresco, che forse si sarebbe rovinato nel tempo, e che grazie alle tecniche moderne invece è ritornato com´era alle origini. Così la Madonna di Mellitto ci è nuovamente "apparsa" com´era. Accadde anche al sepolcro di Cristo, a Gerusalemme, che i Mussulmani ricoprirono con una moschea per cancellarne la memoria, ed invece stabilirono senza volerlo dov´era il punto esatto della tomba di Gesù, che gli scavi ci hanno restituito.

Voce del pellegrino:

E la seconda cosa?

Pastore – guida:

La seconda si riferisce all´artista che ha dipinto l´affresco. Di lui non conosciamo nulla, nemmeno il nome. Un cosa tuttavia sappiamo di certo: prima che artista era un uomo di fede. La fede traspare nell´immagine sublimata della Madre di Dio circondata da Angeli e nei colori rosati e luminosi che invadono
l´affresco. Assisa nella gloria eterna riappare tra di noi, mentre dona alla popolazione grumese la più grande di tutte le grazie: Gesù, suo Figlio, vero Dio e vero Uomo, nostro Salvatore. Sia nella tradizione della pittura sacra orientale (le icone) e sia in quella occidentale (gli affreschi), l´artista veniva scelto per le sue qualità pittoriche, ma sopratutto per la sua fede comprovata, in modo che le sacre immagini comunicassero, oltre che la bellezza del Creatore, l´espressione di fede dell´anima credente. Quando con mezzi meccanici, bisturi e microscalpelli, è stato rimosso l´intonaco dipinto sovrapposto alla raffigurazione originale, è "riapparso" tutto ciò: la bellezza di Maria e la fede dell´artista, un dono ai Grumesi nel terzo millennio, per rinnovare la propria fede a Cristo attraverso Maria. Una preziosa opera d´arte da amare, un disegno divino per la nostra salvezza.

Voce del pellegrino:

Così sia. Un disegno divino per la nostra salvezza.
 

Preghiera d’amore alla Madonna di Mellitto

Madonna delle Grazie, che noi chiamiamo Madonna di Mellito, protettrice della nostra campagna e dei tuoi figli devoti di Grumo, Tu che sei riapparsa a noi pellegrini del terzo millennio nell´affresco voluto dai nostri Padri, e ci hai mostrato nuovamente il volto di Cristo, imprimi nel nostro cuore la Tua immagine sublime. Vogliamo amarTi e non dimenticarTi mai. Lungo il cammino della vita la Tua immagine potrebbe offuscarsi, esposti come siamo alle intemperie del tempo presente, sperduti nel deserto sterile dei progetti umani, ingolfati dalla tecnologia, imprigionati dalle rete dei falsi messaggi. PortandoTi impressa dentro di noi sarà più facile inginocchiarci davanti a Te e rivolgerTi la preghiera dell´antico pittore che, alla fine dell´opera, Ti pregò di perdonarlo di non aver saputo fare di più, almeno quanto la fede e l´amore avrebbero voluto. E Tu, quando egli si addormentò, l´hai benedetto e reso immortale.

Amen.

(Per gentile concessione di Don Tommaso Mastrandrea)