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La grande festa d’estate tra Fede e Tradizione

 

La Madonna di Mellitto è il nome popolare della Madonna venerata in una chiesetta eretta a Mellitto. La Chiesetta e l´immagine che vi si venerano, risalgono più o meno al 16° secolo, come si deduceva da una iscrizione in latino posta sull”urna che proteggeva la sacra immagine .
Leggenda, storia e tradizioni si intreccianoquando si parla della Madonna di Mellitto. Gli elementi agresti e salubri del luogo si intrecciano alla pietà cristiana del pane benedetto da distribuire ai più bisognosi e ad altre tradizioni vive ancora oggi. Il vero titolo mariano della Madonna di Mellitto, che dà contenuto alla fede e alla devozione dei Grumesi, è Madonna delle Grazie.

 

La festa com´era

Nel passato, era grandiosa la festa della prima domenica di maggio, alla quale convenivano genti di tutti i paesi limitrofi, anche 8-10 mila persone. Terminata la novena, la Madonna veniva riaccompagnata da tutto il popolo fino al Lagopetto (il naturale e antico invaso d´acqua che serviva per abbeverare il bestiame). La sacra immagine poi proseguiva in processione con i fedeli più devoti (un tempo, alla processione partecipava anche il clero), seguita da “venti e più carri adorni di bandiere e di nastri, e tirati da bovi e da muli dalle bardature lucenti”, che trasportavano “in sacchi adorni di fiori le panelle che la Patrona di Mellito al suo arrivo ritualmente distribuirà quale simbolo della sua munificenza”. Allora non c´erano automobili o pulman per recarsi sul posto. La gente andava a piedi, con traini, conchette, sciarrette, tirati da muli o da cavalli. Con le stanghe levate in alto e, coprendole con panni, costruivano capanne. Lo spazio era già predisposto, gli alberi ripuliti.
Era proprio una bella festa, che si svolgeva sotto gli occhi e il manto protettivo della Vergine di Mellito.

Era la vacanza dei poveri, quando un tempo arrivavano qui con traini ricolmi di gente, masserizie e panelle; e si accampavano in attesa della Madonna che arrivava, portata in spalla dalle donne, che, pregando e cantando, compivano a piedi il percorso rituale e sacrificale. In origine era il corteo delle verginelle che impetravano la grazia di un buon marito, unico status sociale possibile allora per la donna. Erano pellegrinaggi di primavera, culminanti col trasporto dalla campagna in città e viceversa della sacra effigie… Allora in questa campagna di ulivi e mandorli, cui qualche rara quercia superstite accanto a giovani pini e olmi, sembra fare da guida superba, nasceva spontanea una variopinta tendopoli: capanne alla buona, baracche di cartone e lamiere, ombrelloni, tende piccole e grandi, moderne o militari, raffazzonate o civettuole, da terremotati o da camping alla moda.

Decine e centinaia di queste abitazioni improvvisate si confondono allegramente, si sparpagliano, si isolano, si allacciano con festoni di bucato steso al sole, dando vita ad una strana effimera città di teloni, sorretti da un albero o da un’automobile. Dentro, un gran bailamme di materassi, sedie, valigie di cartone, fornelli, tinozze di plastica e tutto quanto serve ad una famiglia per cucinare, lavare, dormire, vivere per un breve periodo diverso dal solito.
Sicchè, ancor oggi che le ferie al mare o ai monti sono ormai conquista quasi generale, alla ricorrenza della festa i grumesi vanno ad accamparsi per una settimana, per tre giorni o anche per un mese in quello che resta (nulla) del bosco di Mellitto, intorno alla chiesina campestre dove si venera l’immagine miracolosa dell’apparizione. Le tendopoli non ci sono più, sostituite da graziosi villini.

Il tutto, all’origine, forse fu favorito dalla presenza di buon miele (donde il nome Mellitto) nei tronchi delle querce dove le api ponevano il loro alveare. Non si dimentichi che la fame è stata l’eterna compagna dei ceti subalterni. Per calmarla, alle donne che arrivavano sudate e stanche dal trasporto processionale della statua, anticamente si dava un pugnello di legumi per sfamarsi; poi sostituito con un tozzo di pane. Oggi quell’elemosina per affamati è diventata un rito gentile per tutti i devoti.
È la panella della Madonna, raccolta in sacchi, per vari quintali. Tutti la vogliono, tutti la mangiano, molti la conservano: credono che abbia poteri miracolosi contro i danni del maltempo..

Dopo la riconsacrazione della chiesa di Loreto con il nome di Monteverde nello stesso periodo si iniziò a festeggiare la madonna omonima divenuta patrona del paese.
Quindi la festa di Mellitto fu spostata definitivamente nel mese di luglio e tuttora si svolge con le stesse modalità di allora.

 

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e a Titolo Gratuito da Grazia Artemisia Colasuonno

 

Madonna di Mellitto
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